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Etna, l'allarme dei vulcanologi

Marco Viccaro  (Presidente Associazione Italiana Vulcanologia) : “Il risveglio del cratere Voragine determina in genere cambiamenti significativi nella configurazione strutturale del vulcano Etna e, di conseguenza, può influenzare il comportamento eruttivo successivo anche per diversi anni”.

printDi :: 12 agosto 2026 16:23
Foto di Guillaumesens da Pixabay vulcano Etna

Foto di Guillaumesens da Pixabay vulcano Etna

(AGR) “L’attività eruttiva di questi giorni al cratere Voragine dell’Etna deve essere inquadrata in una dinamica molto più complessa e articolata rispetto a quella che abbiamo osservato negli ultimi decenni nella zona sommitale dell’Etna, un periodo durante il quale la scena è stata dominata principalmente dal Cratere di Sud-Est. Il risveglio del cratere Voragine determina in genere cambiamenti significativi nella configurazione strutturale del vulcano e, di conseguenza, può influenzare il comportamento eruttivo successivo anche per diversi anni.

Il cambio di paradigma va fatto risalire a due anni fa, con la sequenza dei sei episodi parossistici che si sono verificati alla Voragine durante l’estate 2024. Da quel momento, tutte le successive manifestazioni eruttive hanno visto la Voragine assumere un ruolo cruciale come snodo strutturale. Gli studi attualmente in corso dimostrano, ad esempio, che anche la riattivazione del Cratere di Nord-Est, alla fine del 2025, e la successiva attività effusiva dell’inizio del 2026 possono essere messe in relazione con il ruolo attivo che il sistema centrale di condotti del vulcano riveste in questa fase. Si tratta di un sistema di condotti che ha la capacità di intercettare magma nelle zone più profonde del sistema di alimentazione dell’Etna ed è caratterizzato da un’elevata capacità di trasferimento, sia in termini di volumi trasportabili sia per i tempi necessari al trasferimento stesso.

 
Riguardo l’eruzione in corso, i dati preliminari evidenziano una fase di rifornimento di magma più profondo e meno degassato. Questa ricarica è stata in grado di alimentare inizialmente la modesta attività effusiva di fine giugno, coinvolgendo passivamente magma degassato già presente nei condotti, e successivamente i due episodi eruttivi, progressivamente più energetici, verificatisi rispettivamente all’inizio di luglio e tra la fine di luglio e l’inizio di agosto.

L’attività iniziata il 6 agosto, ancora più energetica rispetto ai precedenti episodi, sta proseguendo in modo relativamente continuo. Questo andamento suggerisce ora un ruolo attivo del magma più profondo e maggiormente carico di gas, quindi più efficace nel processo di frammentazione e, di conseguenza, nella produzione di cenere che sta purtroppo condizionando pesantemente il traffico aereo in partenza e arrivo presso l’Aeroporto Internazionale di Catania”. Lo ha affermato Marco Viccaro. Presidente dell’Associazione Italiana di Vulcanologia, affiliata alla Società Geologica Italiana.

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