Gambe gonfie in estate: Perche' l'aggiunta del diuretico spesso non serve
La "prescribing cascade": quando l'effetto collaterale di un farmaco ne genera un altro.

Il falso mito della ritenzione idrica quando il gonfiore alle caviglie è causato da farmaci. Foto V. Rossi
(AGR) Con l'arrivo dell'estate aumenta il numero di persone che lamentano pesantezza e gonfiore alle gambe. Le alte temperature favoriscono la vasodilatazione periferica, rallentano il ritorno venoso e facilitano il ristagno di liquidi negli arti inferiori. È un fenomeno molto comune, spesso fisiologico, che però porta molte persone a ricorrere autonomamente ai farmaci diuretici nella convinzione di "eliminare i liquidi in eccesso".
Nella maggior parte dei casi il gonfiore estivo rappresenta una ritenzione idrica funzionale, legata al caldo, alla permanenza prolungata in piedi o seduti, alla ridotta attività fisica o all'insufficienza venosa cronica. In queste situazioni l'organismo non presenta un eccesso di liquidi complessivo, ma una temporanea redistribuzione dei fluidi verso gli arti inferiori.
La richiesta più frequente è : "Non sarebbe utile aggiungere un diuretico?" La risposta, nella maggior parte dei casi, è no.
Anzi, l'aggiunta di un diuretico può rappresentare un esempio di prescrizione inappropriata e aumentare il rischio di effetti indesiderati senza risolvere realmente il problema.
Quando il gonfiore è un effetto del farmaco
Tra i medicinali più utilizzati per il trattamento dell'ipertensione vi sono i calcio-antagonisti diidropiridinici, come amlodipina, lercanidipina e nifedipina.Questi farmaci sono estremamente efficaci nel ridurre la pressione arteriosa perché provocano una marcata vasodilatazione delle arteriole periferiche.
È proprio questo meccanismo, tuttavia, a spiegare uno dei loro effetti indesiderati più frequenti: l'edema delle caviglie.
È importante chiarire che questo gonfiore da edema non è una semplice ritenzione idrica. Si tratta, invece, di un aumento della pressione idrostatica capillare dovuta a vasodilatazione arteriolare non bilanciata da una venodilatazione.
La vasodilatazione interessa prevalentemente il tratto arterioso del microcircolo, mentre il compartimento venoso rimane relativamente meno dilatato. Si crea così uno squilibrio emodinamico che aumenta la pressione idrostatica all'interno dei capillari, favorendo la fuoriuscita di liquidi verso i tessuti.
Il risultato è il tipico gonfiore che molti pazienti osservano durante la stagione estiva. L'edema provocato dall'amlodipina non è dovuto a un aumento dei liquidi nell'organismo.Il paziente non sta trattenendo acqua perché i reni funzionano male o perché il cuore non riesce a pompare efficacemente il sangue, come avviene nello scompenso cardiaco.
Il liquido è già presente nell'organismo, ma viene redistribuito nei tessuti a causa dell'aumento della pressione capillare provocato dalla vasodilatazione arteriolare.
Questa differenza fisiopatologica è essenziale perché spiega il motivo per cui il trattamento deve essere completamente diverso.
Perché il diuretico spesso non funziona
I diuretici agiscono a livello del rene aumentando l'eliminazione di sodio e acqua e riducendo il volume dei liquidi circolanti.
Sono farmaci fondamentali nello scompenso cardiaco, nell'insufficienza renale e in numerose condizioni caratterizzate da una reale espansione del volume extracellulare.
L'edema da calcio-antagonista, invece, non dipende da un eccesso di liquidi ma da una loro diversa distribuzione.
Ridurre il volume circolante non modifica il meccanismo che ha provocato il gonfiore.
Il risultato è che il paziente urina di più, rischia di disidratarsi, può sviluppare ipotensione, alterazioni del sodio e del potassio o peggioramento della funzione renale, ma continua ad avere le caviglie gonfie.
Particolarmente vulnerabili sono gli anziani, nei quali la combinazione tra caldo, diuretici e terapia antipertensiva può favorire vertigini, cadute e ricoveri ospedalieri.
La "prescribing cascade": quando un farmaco ne genera un altro
In farmacologia clinica questo fenomeno è noto come prescribing cascade, o "cascata prescrittiva".
Accade quando un effetto indesiderato di un farmaco viene erroneamente interpretato come una nuova malattia da trattare. Invece di riconoscere che il gonfiore rappresenta una reazione avversa del farmaco, si introduce una nuova terapia per trattarne il sintomo.Questa strategia aumenta la complessità terapeutica, espone il paziente a nuovi effetti indesiderati e raramente risolve il problema.
Le cascate prescrittive rappresentano oggi uno dei principali esempi di inappropriatezza prescrittiva e sono oggetto di crescente attenzione nell'ambito della deprescrizione e della sicurezza delle cure.
Approccio terapeutico più razionale
Quando l'edema è attribuibile a un calcio-antagonista, l'approccio corretto consiste nel rivalutare la terapia antipertensiva piuttosto che aggiungere un nuovo farmaco.
Le possibili strategie comprendono: ridurre il dosaggio del calcio-antagonista, quando clinicamente possibile; sostituirlo con un'altra classe di antipertensivi; associare un ACE-inibitore o un sartano. Questi farmaci, oltre a controllare efficacemente la pressione arteriosa, determinano una vasodilatazione anche del versante venoso del microcircolo, riequilibrando le pressioni capillari e riducendo la fuoriuscita di liquidi nei tessuti.
Nel caso dell'edema da calcio-antagonisti, la soluzione raramente consiste nell'aggiungere un diuretico. Più spesso significa comprendere il meccanismo che lo ha determinato e intervenire sulla causa, non sul sintomo.
















