Sport e pandemia

Il 'sistema sport' italiano e la ripresa:

printDi :: 02 maggio 2020 12:09
Sport e pandemia

Sport e pandemia

(AGR) Roma (R.B) - In Italia, lo sport poggia sui pilastri ben solidi delle strutture sportive pubbliche (CONI e i diversi organismi che lo compongono: FSN, EPS, DSA, Associazioni Benemerite e Corpi Sportivi Militari), oltreche sulle tante associazioni, società e club sportivi che fanno dello sport la loro ‘mission’. Può contare sulle sconfinate platee di appassionati e tifosi che puntualmente assistono ad un evento sportivo dalle tribune di uno stadio, dalle gradinate di un palazzetto dello sport, da bordo ring o restando per ore sul ciglio della strada in attesa di poter incitare e applaudire il loro campione.

Può contare, inoltre, sulle moltitudini di telespettatori che dopo aver metabolizzato ore ed ore di trasmissioni sportive durante la settimana, una specie di immancabile warm-up televisivo quotidiano in vista degli eventi che verranno mandati in onda, nei week-end restano incollati davanti al televisore, sia che venga trasmessa una partita di calcio. di rugby o di nuoto, una gara ciclistica o il campionato mondiale di freccette. Infine, è tenuto nella massima considerazione dalle proprietà dei tanti network televisivi e radiofonici, da possibili sponsor e da potenziali investitori. Considerazione che nasce da un preciso dato di fatto del quale i testé citati sono ben consapevoli: il prodotto sport è circondato, anzi sommerso dalla passione, a volte sfrenata, dei nostri connazionali: ne consegue che costoro approfittino di questa passione per averne dei ritorni in termini economici. Nello scenario economico-finanziario italiano, lo sport ha una parte di rilievo: recenti statistiche lo collocano tra le prime quattro attività economiche del nostro paese.

Oltre che riferirsi all’organizzazione, alla promozione e alla gestione degli eventi sportivi, nel termine ‘sport’ viene incluso tutto ciò che ruota o dipende da esso: aziende produttrici di impianti e attrezzature sportive, di supporti e accessori sportivi di ogni tipo, industrie di abbigliamento sportivo o che producono calzature sportive personalizzate o per chi vuole praticare sport ad ogni livello e a qualsiasi età, le reti di distribuzione e vendita di cui debbono necessariamente servirsi, e, in un panorama più vasto, ma ugualmente collegato ad esso, le agenzie di stampa, pubblicità e consulenza, giornali, radio e televisioni locali, studi medici, agenzie di viaggi, banche e assicurazioni, alberghi, aziende di soggiorno e quant’altro possa essere utile, serva o contribuisca a far sì che il prodotto sport sia sempre in grado di soddisfare la domanda di appassionati e tifosi e tenere la concorrenza a debita distanza.

Insomma, investire nello sport conviene, eccome!, tant’è che media e sponsor, con i possibili finanziatori in posizione di attesa dei risultati, ne hanno fatto il loro cavallo di Troia: quale prodotto, se non lo sport, sia che si tratti di football o boxe, ciclismo o bocce, riesce a penetrare meglio nella popolazione dei consumatori, facendo da traino a ore e ore di spot pubblicitari che i telespettatori, inconsciamente o per pigrizia, ‘bevono’ avidamente, magari mentre assistono ad un evento sportivo? E se per l’appassionato o per il telespettatore non sempre la qualità della performance alla quale sta assistendo è di livello, se non soddisfacente, perlomeno accettabile - ma questo potrebbe dipendere da come si è messa la gara per i suoi colori o per l’atleta per il quale fa il tifo – per media e sponsor l’evento trasmesso porta sempre buoni ritorni in termini di pubblicità, soprattutto!, e di immagine. Con tanti saluti alla qualità dell’evento, rimandata alla prossima.

A fronte dei considerevoli introiti che arrivano nelle casse dei produttori di sport, c’è però l’enorme consistenza dei tanti capitali investiti in questo prodotto. Investimenti che hanno consentito l’arrivo in Italia di tanti campioni, l’allestimento di tantissimi tornei, la trasmissione di centinaia di eventi altrimenti irraggiungibili, dei quali se ne sapeva solo per sentito dire anche da parte di tanti addetti ai lavori. Conseguentemente all’incremento dei pacchetti sportivi, l’audience, si è allargato a macchia d’olio e, tra l’altro, larghe fasce di telespettatori hanno scoperto sport del tutto sconosciuti qui da noi. Quindi, grandi ritorni in termini di utili, ma anche grandi nvestimenti. In Italia e un po’ dappertutto nel mondo, come tante altre attività economiche, anche lo sport, incredibile ma vero!, ha dovuto fermarsi. Ma amatori e dilettanti, professionisti, addetti ai lavori, semplici appassionati e chiunque segue lo sport, magari stando in pantofole davanti al televisore, considerano questo stop una sosta temporanea.

Di fronte alla calamità biblica che si è abbattuta sul nostro come su altri paesi, è proprio questo l’atteggiamento giusto da tenere. In questo brutto momento, tutto il movimento deve prendere atto che la stagione sportiva 2019-2020 è stata bellissima, tutte le stagioni sportive lo sono!, ma il corona virus ha impedito la sua prosecuzione fino alla fine. Occorre avere i nervi saldi, il coraggio di segnare il passo, semmai, laddove fosse necessario, fare un passo indietro piuttosto che continuare a pressare per una ripresa affrettata che, vista la natura del virus, potrebbe essere deleteria anche per qualche atleta. In questa logica, l’interruzione della stagione sportiva, non può che essere considerata un inciampo che presto verà rimosso. Quando lo sport italiano ripartirà, lo dovrà fare gradualmente.

Nella consapevolezza che non sarà possibile tornare ai livelli di eccellenza a breve, ma avendo ben presente che altri partitoni storici, volate risolte sulla linea del traguardo e gare tiratissime fino all’ultimo secondo andranno ad aggiungersi alle tante performance che, indelebili, sono già nella memoria collettiva. Sebbene sembra che si stia entrando nella cosiddetta fase 2, sono molti coloro che, anche addetti ai lavori, ritengono prematura una ripresa dell’agonismo.

E poi, a ben guardare, che razza di gare verrebbero disputate? In proposito se ne sono sentite tante: tamponi agli atleti 48 ore prima della gara, dossier di quattrocento pagine che specificherebbe le procedure per ogni tipo di sport, allenamenti condotti separatamente eccetera eccetera. Con quali risultati? Chi sarebbe il vincitore: quello che rimane in piedi più a lungo degli altri? Mah! Serve rifletterci su parecchio. D’altra parte, è comprensibile che sponsor, finanziatori e responsabili di strutture sportive pubbliche, proprietà di società sportive e di network, si chiedano cosa ne sarà di tutti quei soldi - contratti, consulenze, diritti d’immagine e quant’altro - che ballano, sembra senza ritorno. Forse potrebbe servire un gentlemen agreement, uno o più accordi tra le parti coinvolte, che faccia da ponte fino alla ripresa e magari cerchi di salvare quanti più posti di lavoro sia possibile.                                                                                                                                                                                                                           

R. Bergami

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