Cristante, N’Dicka e Pisilli lanciano la Roma nella bagarre Champions League. Cremonese bella ma timida.
Roma-Cremonese 3-0

(AGR) Un primo tempo che ha visto la Roma costantemente in avanti, con la Cremonese a difendersi ordinatamente, senza andare in affanno, ma anche senza mai azzardare qualcosa, spingersi nella metà campo avversaria. Un predominio, quello giallorosso, esercitato a tutto campo, che tuttavia risulta sostanzialmente sterile, non raccogliendo i frutti della gran mole di lavoro svolta da Pellegrini e compagnia bella. A consuntivo, dopo i primi quarantacinque minuti, i romanisti si ritrovano con un cross di Zaragoza al 25’ che per poco non provoca un autogoal di Luperto, una punizione di Pellegrini battuta da buona posizione al 34’, con pallone ben oltre la traversa, e, infine, al 35’, un preciso cross da destra di Zaragoza con colpo di testa di Mancini e pallone che sbatte sulla traversa e poi, sulla ricaduta capita a Pellegrini che tira preciso, ma viene spazzato via da Pezzella. Che me ne faccio delle belle giocate, le triangolazioni ariose, gli inserimenti a sorpresa, se poi, dopo la gran sgobbata, mi ritrovo con il carniere vuoto? Troppo poco rispetto a quanto prodotto, ma soprattutto rispetto alle aspettative della giornata in casa giallorossa.
Si riparte sulla falsariga del primo tempo: Roma costantemente in avanti e grigiorossi a difesa del proprio castello, non arroccati, beninteso, ma ben messi, a tal punto da districare le tante matasse che vanno ingarbugliandosi di continuo, minacciosamente insidiando dai quaranta metri. In questa fase di gara, la Roma non riesce a trovare varchi tra le maglie avversarie, la Cremonese se la gioca bene: a quanto ci è dato di vedere, ha assorbito bene il non poter disporre di Baschirotto, la colonna portante della difesa cremonese, assente per infortunio, sebbene quell’assenza, ed è un dato di fatto, per la squadra del turòon, Turàs e tetàss, non sia cosa da poco, il pacchetto difensivo risultandone non poco rivoluzionato, con le conseguenze negative che possono esserci quando si tratta di ‘adattare’ un giocatore ad un ruolo che non sia il suo.
La scelta di Gasperini si dimostra azzeccata: di lì a poco, al 59‘, la Roma riesce a sbloccare la partita quando, sugli sviluppi di un calcio d’angolo battuto da Pellegrini sul primo palo, Cristante, intuita la direzione del pallone, effettua un leggero arretramento che gli consente di colpire preciso, di testa, il pallone che va a planare in fondo al sacco. A vantaggio acquisito, com’è ormai sua consuetudine, la Roma non si ferma, cerca il goal della sicurezza e per poco non ci riesce: prima al 64’, ma Audero neutralizza la bordata di N’Dicka e poi al 70’, quando Pezzella, cincischiando troppo si fa rubare il pallone da Celik che crossa preciso in area, ma Malen manca l’appuntamento a pochi centimetri dalla linea fatale.
L’azione è praticamente il prologo del secondo goal romanista che arriva al 77’, ancora su calcio d’angolo: pallone spiovente in area cremonese sul quale si avventa N’Dicka, che, lasciato incredibilmente incustodito, scaraventa in rete. Sul 2-0, la Roma rallenta, la Cremonese prende coraggio e potrebbe arrivare al goal se Vardy, all’81’, a tu per tu con l’estremo giallorosso, non riuscisse a sbagliare un goal già fatto: che sia stato ipnotizzato da Svilar nel momento in cui gli si materializza davanti all’improvviso, dopo un balzo felino di diversi metri? Mah! Battute a parte, non è azzardato gridare al miracolo, l’ennesimo, compiuto dal belga naturalizzato serbo, classe 1999. Non trascorrono due minuti, siamo all’83’, e Thorsby, abbandonato nell’area romanista, avrebbe un’altra palla buona ma spreca mandando alto di testa.
Le due fiammate grigiorosse dimostrano che, forse, la Cremonese avrebbe potuto osare qualcosa di più, mutatis mutandis, naturalmente. Lasciare in panchina l’asso del Leicester di Ranieri, facendolo entrare solo al 63’ per… fare cosa? Arginare lo strapotere dell’ormai lanciatissima Roma, che ha già sbloccato la partita e continua a non dare tregua? Ma quello non è il suo ruolo: Vardy è un attaccante, un giocatore che fa reparto a sé, di quelli che vanno lasciati liberi di esprimere il proprio estro senza rinchiuderli nelle alchimie, catenacciare o meno, tanto in voga anche qua da noi, dove abbondano scemenze calcistiche come la cosiddetta ‘costruzione dal basso’, quella cioè che regala cinquanta metri di campo all’avversaria…
Se prendi un giocatore come Vardy, significa che vuoi vincerle tutte o quantomeno vuoi provare a vincerle tutte, qualsiasi sia l’avversaria che ti trovi di fronte, ma se lo metti dentro al 63’ è un po’ difficile che riesca a ribaltare una situazione piuttosto compromessa, dove hai bisogno di un centrocampo folto che sappia imporre il suo gioco e mandi avanti centinaia di palloni.
A giustificazione di partite in cui una squadra giochi solo gli ultimi dieci minuti, non si può sempre tirare fuori la storia della qualità superiore dell’avversaria. Con questo presupposto, non esisterebbero più i campionati, direi che non esisterebbe lo sport. Le partite vanno giocate al meglio delle proprie possibilità, se poi si perde 1-0 o 10-0 amen. Ci sono tante altre partite per rifarsi. Certe furberie del tipo ‘mi metto davanti alla porta e poi spero nel lancione lungo o nel rigoretto e poi chissà’ non pagano, meno che meno con allenatori esperti come Gasperini.
Nel finale di partita, la Roma triplica: è l’86’, Malen duella in area cercando di districarsi nella selva delle maglie grigiorosse, improvvisamente, il pallone esce dal mucchio dei duellanti e arriva a Pisilli che con una gran sventola di destro sorprende Audero. 3-0, ma c’è ancora da raccontare di Venturino che all’88’ con un gran tiro manda il pallone a sfiorare l’incrocio dei pali, e di Pisilli che al 92’ manda fuori di poco.
Tre goal, tre punti, terzo posto condiviso con il Napoli, tripudio della tifoseria romanista. Ma non abbiamo dubbi che negli animi dei sostenitori della Roma, almeno in quelli più ‘datati’, diciamo così, nel vedere i giocatori della propria amata correre anche nei minuti di recupero come non si vedeva da tempo, alberghi un cauto ottimismo. In effetti, a questo punto del campionato, l’obiettivo Champions League non sembra essere un’utopia: l’attuale terzo posto in classifica condiviso con il Napoli, non può essere frutto del caso, ma, semmai, il prodotto del lavoro di gruppo.
24 febbraio 2026 RENATO BERGAMI
















