Sanità, quando la storia clinica non segue il paziente...la sfida del fascicolo sanitario elettronico per diagnosi e cure
Referti, esami, terapie e ricoveri: le informazioni devono essere sempre disponibili quando servono. Roberto Feroli (Salute.it): La sanità digitale ha un senso se rende più semplice e sicuro il percorso del paziente. Servono informazioni utili per curare meglio i pazienti

sanità storia clinica non segue il paziente
(AGR) Un paziente arriva in pronto soccorso lontano dalla propria città. Un anziano con più patologie viene seguito da specialisti diversi. Una persona viene dimessa dall'ospedale e torna nelle mani del medico di famiglia. Un malato cronico passa periodicamente da una struttura all'altra. Situazioni molto diverse, accomunate da una domanda semplice: chi deve curare quella persona dispone, nel momento in cui serve, delle informazioni necessarie sulla sua storia clinica?
Referti, esami diagnostici, lettere di dimissione, verbali di pronto soccorso, prescrizioni, terapie, precedenti ricoveri, allergie e reazioni avverse non sono semplicemente documenti da archiviare. Sono parti della storia sanitaria di una persona e possono diventare informazioni importanti per chi deve prendere una decisione clinica. Quando invece questi dati non sono facilmente disponibili lungo il percorso assistenziale, può essere lo stesso paziente a dover ricostruire ciò che è accaduto, ricordare il nome dei farmaci che assume o recuperare esami effettuati mesi o anni prima.
FSE 2.0, DAI DOCUMENTI ALLA CONTINUITÀ DELLE CURE
Il Fascicolo Sanitario Elettronico 2.0, disciplinato dal decreto del Ministero della Salute del 7 settembre 2023 e dai successivi interventi attuativi, punta proprio a costruire una storia sanitaria digitale progressivamente più completa, uniforme e utilizzabile sul territorio nazionale.
Il percorso italiano ha compiuto passi significativi. Secondo i dati ufficiali, a dicembre 2025 il 95,2% dei medici di medicina generale e pediatri di libera scelta alimentava e utilizzava il Fascicolo Sanitario Elettronico, superando il target PNRR dell'85%. Entro giugno 2026 è stato inoltre raggiunto il target relativo al 90% dei documenti sanitari prodotti in formato nativo FSE per le tipologie previste, tra cui lettere di dimissione ospedaliera, verbali di pronto soccorso e referti di laboratorio, radiologia e anatomia patologica.
Numeri importanti, che spostano però la sfida su un livello successivo: non basta produrre un documento digitale, occorre che l'informazione sia disponibile, consultabile e realmente utile quando il paziente ne ha bisogno.
«Non possiamo misurare il successo della sanità digitale soltanto contando quanti documenti vengono caricati», sottolinea Roberto Feroli, CEO di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it. «Il risultato si vede quando una persona entra in un pronto soccorso, viene visitata da uno specialista o passa dall'ospedale al territorio. In quel momento il professionista deve poter disporre delle informazioni necessarie senza costringere il paziente a ricostruire ogni volta la propria storia sanitaria».
Un ruolo importante è affidato anche al Profilo Sanitario Sintetico, destinato a raccogliere in forma sintetica le informazioni essenziali sullo stato di salute dell'assistito. L'obiettivo è permettere al professionista autorizzato di avere rapidamente a disposizione elementi clinici rilevanti, particolarmente utili quando non conosce direttamente il paziente.
DIAGNOSI, FARMACI E CRONICITÀ: QUANDO IL DATO DIVENTA CURA
La disponibilità della storia clinica assume un peso ancora maggiore quando il paziente è anziano, fragile, affetto da patologie croniche o assume numerosi farmaci. Conoscere precedenti ricoveri, esami già effettuati, terapie in corso, allergie e altre informazioni cliniche può contribuire a dare maggiore continuità al percorso assistenziale e offrire al medico un quadro più completo sul quale basare le proprie valutazioni.
La questione riguarda soprattutto i punti nei quali la cura passa da una mano all'altra: dal pronto soccorso al reparto, dall'ospedale al territorio, dallo specialista al medico di famiglia, oppure tra strutture e Regioni differenti. È proprio in questi passaggi che una storia sanitaria frammentata rischia di trasformarsi in un problema concreto per il cittadino.
«Il paziente non può diventare il corriere dei propri documenti sanitari», osserva Feroli. «Non possiamo pensare che una persona anziana o malata debba ricordare perfettamente il nome di ogni farmaco, la data di ogni esame o portare con sé una cartella piena di referti. La tecnologia deve alleggerire questo peso e mettere il medico nelle condizioni di conoscere meglio la persona che ha davanti».
L'obiettivo del FSE 2.0 è quindi più ampio della semplice digitalizzazione dei documenti: creare le condizioni perché informazioni prodotte in momenti e luoghi diversi possano accompagnare il cittadino lungo il percorso di prevenzione, diagnosi e cura, nel rispetto delle regole previste per accesso e protezione dei dati.
Il Fascicolo Sanitario diventa uno strumento fondamentale anche nel percorso di digitalizzazione che alcune regioni hanno già intrapreso da anni, lavorando sull'avatar, o gemello digitale. Questo permette diagnosi e prime disposizioni medico farmaceutiche anche a distanza ed in tempi rapidi; il tutto proprio grazie ad uno storico, che deve chiaramente essere preciso ed aggiornato per poter essere utile. Si tratta di una strada a cui vengono dedicati investimenti importanti, ed a cui come è facile immaginare l'utilizzo di IA sta dando uno sviluppo sempre più celere.
PIÙ SALUTE, MENO TECNOLOGIA FINE A SE STESSA
Resta infine un'altra questione centrale: la trasformazione digitale non deve produrre nuove disuguaglianze. Anziani, persone fragili e cittadini con minori competenze digitali non possono essere penalizzati da strumenti nati proprio per semplificare l'accesso alla sanità. Il digitale deve lavorare dietro le quinte, mentre al centro deve rimanere la relazione tra paziente, medico e sistema sanitario.
«La tecnologia migliore è quella che quasi scompare agli occhi del cittadino perché funziona», conclude Feroli. «Dietro un referto non c'è un file, ma un pezzo della storia sanitaria di una persona. Se riusciamo a ridurre le informazioni disperse, evitare che ogni percorso debba ricominciare da zero e dare ai professionisti un quadro più completo, allora il digitale diventa davvero uno strumento di cura. Il traguardo non è avere più tecnologia nella sanità: è avere più salute grazie a una tecnologia che funziona».
















