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Bergamo, Giovanni XXIII, chiusura del dotto arterioso nei neonati prematuri

Per la prima volta in Italia è stata utilizzata una nuova tecnologia per la chiusura del dotto arterioso. Sono stati sottoposti all'intervento per via percutanea dal dr. Domenico Sirico due neonati di 20 e 28 giorni di circa 1 kg. di peso.

printDi :: 07 ottobre 2026 15:19
Domenico Sirico, con la cuffia rossa, durante una procedura di cardiologia interventistica (foto d'archivio)

Domenico Sirico, con la cuffia rossa, durante una procedura di cardiologia interventistica (foto d'archivio)

(AGR) Due procedure su neonati di 20 e 28 giorni di circa 1 kg di peso. Utilizzata una nuova tecnologia per il rilascio del dispositivo di chiusura, per la prima volta in Italia
Bergamo, 7 ottobre 2026 – Hanno 20 e 28 giorni i due neonati estremamente prematuri, con condizioni cliniche complesse e diverse comorbidità, sottoposti nelle scorse settimane all’Ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo alla chiusura per via percutanea del dotto arterioso pervio.

Il primo, di 20 giorni e del peso di 980 grammi, era ricoverato nella Patologia neonatale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, diretta da Chryssoula Tzialla. Il secondo, di 28 giorni e del peso di 1.070 grammi, è stato trasferito per l’intervento da un altro centro di Patologia neonatale lombardo.

 
Il dotto arterioso è un piccolo vaso che durante la vita fetale collega l’arteria polmonare all’aorta e che normalmente si chiude dopo la nascita, quando i polmoni iniziano a svolgere la loro funzione. Tuttavia in circa il 40% dei nati prematuri il dotto rimane aperto, provocando un eccessivo passaggio di sangue verso i polmoni. Questo porta ad un sovraccarico di lavoro del cuore del neonato e può avere un impatto significativo sulle condizioni cliniche del neonato. Ecco perché in questi casi si rende necessario chiuderlo.

Nei due casi la chiusura è stata effettuata per via percutanea, attraverso un catetere introdotto nel sistema vascolare, con il posizionamento di un piccolo dispositivo che occlude il dotto. La procedura può essere utilizzata quando la terapia farmacologica a base di antinfiammatori non risulta efficace o non è praticabile e rappresenta un’alternativa alla chirurgia, consentendo nei casi appropriati di evitare un intervento cardiochirurgico particolarmente invasivo in pazienti così piccoli e fragili.

La metodica, che viene praticata soprattutto negli Stati Uniti e in altri Paesi europei e ancora poco diffusa in Italia, verrà ora proposta al Papa Giovanni XXIII in maniera routinaria nei casi selezionati, grazie all’attività del cardiologo pediatrico interventista Domenico Sirico. La procedura si inserisce nel percorso della Cardiologia 2 – Cardiopatie congenite del bambino e dell’adulto, diretta da Francesca Raimondi, che punta a una sempre maggiore mininvasività delle procedure fin dall’epoca neonatale.
Per i due interventi è stato utilizzato un nuovo catetere di rilascio del dispositivo di chiusura, recentemente entrato nella disponibilità anche in Europa. La sua conformazione più corta rispetto ai sistemi tradizionali consente al cardiologo di avere un maggiore controllo durante il posizionamento, facilitando la procedura anche sui vasi di dimensioni estremamente ridotte. L’Ospedale Papa Giovanni XXIII è stato il primo centro in Italia a utilizzare questo nuovo sistema di posizionamento del device di chiusura del dotto.

“Nei neonati estremamente prematuri ogni procedura deve essere adattata alle dimensioni e alla particolare fragilità del paziente – spiega Domenico Sirico -. La disponibilità di un sistema di rilascio più corto e maneggevole ci permette di avere un controllo maggiore durante il posizionamento del dispositivo e di lavorare con maggiore precisione anche su neonati che pesano meno di un chilogrammo. Questo rende più semplice una procedura molto delicata e ci consente di ridurne i tempi, con l’obiettivo di minimizzare il più possibile i rischi per questi pazienti”.“Questa possibilità che vogliamo offrire ai pazienti più piccoli è frutto della sinergia tra i nostri cardiologi pediatrici e gli specialisti della Patologia neonatale – ha commentato il Direttore generale dell’ASST Papa Giovanni XXIII, Francesco Locati -. È anche un risultato concreto di quanto stiamo investendo ogni giorno nelle competenze dei nostri professionisti e nell’innovazione tecnologica, per introdurre procedure mini-invasive e personalizzate per la diagnosi e la cura dei piccoli pazienti più piccoli con cardiopatie congenite”.


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