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Roma, in manette padre e figlio per spaccio, il padre rimediava i clienti, il figlio cedeva la droga

Due acquirenti sono stati visti mentre, dopo aver preso contatti con il padre, venivano “smistati” verso il figlio per la consegna della droga. Il copione era collaudato: denaro in cambio di involucri occultati in un muro nei parcheggi condominiali, trasformato in un nascondiglio a cielo aperto

printDi :: 03 aprile 2026 20:13
Polizia la droga sequestrata dagli agenti del V Distretto Casilino

Polizia la droga sequestrata dagli agenti del V Distretto Casilino

(AGR) Un drug business a gestione familiare, condotto di padre in figlio, trasformava i viali di edilizia popolare della periferia est in un sistema di smistamento dello stupefacente fondato su un copione ripetuto, scandito da movimenti rapidi e cenni d’intesa, che garantiva continuità allo smercio ed una apparente schermatura rispetto ai controlli delle Forze dell’Ordine.
È quanto scoperto dagli agenti del VI Distretto Casilino a Ponte di Nona.

L’attività si fondava su una meticolosa ripartizione di ruoli: il padre faceva da regista, intercettando gli acquirenti ed indirizzandoli verso il figlio con gesti convenzionali. Quest’ultimo, invece, rivestiva una funzione operativa sulla piazza ed era preposto alla cessione delle dosi.

 
La tesi investigativa ha trovato immediato riscontro quando, nel giro di pochi minuti, due diversi acquirenti sono stati osservati mentre, dopo aver preso contatti con il padre, venivano “smistati” verso il figlio per la consegna della droga.
Nel corso di due diversi episodi tracciati dagli investigatori del VI Distretto Casilino, il copione si è mostrato collaudato: denaro in cambio di piccoli involucri, precedentemente occultati in un muro nei parcheggi condominiali, trasformato per l’occasione in una sorta di nascondiglio creativo “a cielo aperto”.

A quel punto, gli agenti hanno deciso di intervenire simultaneamente da più fronti.È proprio in quel momento che il legame familiare si è trasformato in un vero e proprio codice operativo: il padre, dopo essersi accorto della presenza di più agenti, ha lanciato un “richiamo affettivo” inequivocabile, nel tentativo di mettere in guardia il figlio.
L’ “alert”, utilizzato come segnale d’allarme, non è stato però sufficiente per “filtrare” l’intervento degli operatori, che sono riusciti a bloccare entrambi.

La successiva perquisizione ha consentito di rinvenire e sequestrare circa 75 grammi di sostanza stupefacente tra cocaina, hashish e crack suddivisa in 145 involucri e frammenti, nonché denaro contante ritenuto verosimile provento dell’attività illecita.

Per padre e figlio, entrambi italiani, di cinquantotto e trentacinque anni, è scattato l’arresto. Sono ora gravemente indiziati del reato di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.
L’operato della Polizia di Stato è stato convalidato dall’Autorità giudiziaria.

Per completezza si precisa che le evidenze informative ed investigative sopra descritte attengono alla fase delle indagini preliminari e che, pertanto, per gli indagati vige il principio di presunzione di innocenza fino ad un eventuale accertamento definitivo con sentenza irrevocabile di condanna.Quanto sopra, si comunica, nel rispetto degli indagati che sono da ritenere presunti innocenti, in considerazione dell'attuale fase del procedimento, ovvero quella delle indagini preliminari, fino a un definitivo accertamento di colpevolezza con sentenza irrevocabile e al fine di salvaguardare il diritto di cronaca costituzionalmente garantito.

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