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Di E. S.: Redazione AGR :: 05 ottobre 2026 14:49
Tutta l’Arte di Keith Haring a Palazzo Braschi fino all’11 aprile. Esposte oltre 140 opere

(AGR) “Un artista è il portavoce di una società in un dato momento della storia. È un medium tra “ciò che è “ e ciò “che potrebbe essere “. Se un artista è davvero onesto con se stesso e con la propria cultura lascia che sia la cultura a parlare attraverso di lui imponendo il proprio ego il meno possibile”.
Nella rassegna romana curata da Mondomostre esposte oltre 140 opere
L'artista statunitense ha esposto per la prima volta a Roma nel 1984al Palazzo delle Esposizioni
E proprio nella Capitale espone per la prima volta in un ambito eccezionale come il Palazzo delle Esposizioni di via Nazionale dove peraltro “imbratta” i muri dell’edificio. È il linguaggio dei tempi ed ecco i suoi simboli: l’omino e il cane rappresentati nei modi più diversi possibili vuoi per contrastare la violenza, la paura del nucleare o del razzismo. Un nuovo linguaggio artistico insomma dove è l’arte ad andare incontro al pubblico. Haring subisce l’influenza di un recente passato: quello della guerra nel Vietnam dell’Apartheid in sud Africa, della rivoluzione sessuale. Anni in cui non c’era Internet non c’erano i cellulari ed allora ecco l’arte che denuncia, racconta, contesta. Questa mostra come ha sottolineato l’assessore capitolino Smeriglio è un percorso molto forte che lascerà un segno nella città. “Penso, sento, agisco, concepisco e vivo in modo diverso ogni giorno, ogni istante… I miei dipinti sono la testimonianza di un dato lasso di tempo…” afferma Haring. La sua è un’arte complessa che lo rende unico e inimitabile, apparentemente semplice e dai temi ancora oggi attuali.
"L'arte - diceva - è per tutti e un diritto di tutti"
La mostra di Palazzo Braschi (6 ottobre – 11 aprile) vede un percorso che si snoda attraverso 9 sezioni e attraverso il racconto di una New York turbolenta degli anni Ottanta – città segnata da violenza, droga e degrado urbano – Keith Haring ne trae ispirazione dall'energia grezza di un'epoca pre-digitale, in cui le idee circolavano attraverso le strade, la musica, i club e il contatto diretto tra le persone: il luogo di nascita dell'hip-hop e della street art, dove arte, attivismo e cultura popolare si incontrano. La mostra ripercorre il percorso artistico di Haring dai primi lavori a New York ai poster politici, alle sculture, ai dipinti e alle opere finali. Per tutta la carriera Haring amplia il proprio linguaggio visivo restando fedele a una convinzione semplice: l'arte deve essere accessibile a tutti. Bambini radianti, cani che abbaiano, figure danzanti, angeli, cuori, televisori e piramidi sono più che motivi ricorrenti: formano un alfabeto visivo universale che continua a parlare a culture e generazioni diverse. Come diceva Haring: "Il pubblico ha diritto all'arte. L'arte è per tutti". Questa convinzione resta al centro della mostra.
Emanuela Sirchia
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