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Di :: 27 settembre 2026 17:52

Trame di Stile, a Palazzo Pamphilj la sartoria italiana sfila tra tradizione, emozioni e futuro

(AGR) Ci sono luoghi capaci di rendere un evento ancora più suggestivo. E assistere a una sfilata di alta sartoria negli ambienti storici di Palazzo Pamphilj, sede dell’Ambasciata del Brasile a Piazza Navona, significa entrare in una dimensione in cui moda, cultura, artigianato e storia sembrano incontrarsi naturalmente. È questa la sensazione che ho avuto ieri sera partecipando a “Stile Sartoriale 2026”, l’appuntamento annuale promosso dall’Accademia Nazionale dei Sartori, che quest’anno ha scelto di inaugurare un nuovo format attraverso “Trame di Stile”, una sfilata pensata non soltanto per mostrare la bellezza dei capi, ma per raccontare tutto ciò che esiste dietro un abito sartoriale: le mani che lo realizzano, i tessuti, le aziende, la conoscenza e il tempo necessari per trasformare una materia prima in un capo unico.

Nella magnifica Galleria Cortona di Palazzo Pamphilj, tra gli ambienti storici dell’Ambasciata, hanno sfilato settanta creazioni uniche, realizzate dai Maestri Sarti e dai Camiciai dell’Accademia Nazionale dei Sartori utilizzando i tessuti messi a disposizione dai partner della manifestazione. La giornalista Rai Erica Tuccino ha accompagnato il pubblico in un percorso che ha reso protagonisti non soltanto i modelli e le modelle, ma l’intera filiera sartoriale. Ed è proprio questo uno degli aspetti che più mi ha colpita. Guardando passare gli abiti, era impossibile fermarsi alla loro estetica. Dietro ogni giacca, ogni completo, ogni camicia si percepiva la presenza di un sapere fatto di gesti precisi, esperienza, pazienza e cultura del lavoro.

 
È la dimensione più autentica del Made in Italy, quella che spesso rimane invisibile quando osserviamo semplicemente il risultato finale. “Trame di Stile” ha voluto invece portare quella parte invisibile sotto i riflettori. All’ingresso della Galleria Cortona, infatti, ogni ospite ha ricevuto un programma cartaceo con un QR Code collegato a una landing page dedicata alle  settanta uscite.

Attraverso il proprio smartphone era così possibile conoscere direttamente la sartoria o l’atelier che aveva realizzato il capo e la casa tessile che aveva fornito il tessuto. Una scelta tecnologica che, anziché allontanare dalla tradizione, l’ha resa ancora più comprensibile e vicina. La tecnologia è diventata uno strumento per raccontare l’artigianalità e restituire visibilità a quella rete di competenze e professionalità che permette a ogni creazione di prendere forma.

È qui che il concetto di sartoriale assume il suo significato più profondo: non soltanto un abito ben fatto, ma un sistema nel quale sarti, camiciai, aziende tessili, atelier, professionisti e giovani talenti lavorano insieme. Un patrimonio che appartiene alla storia italiana e che, proprio per continuare a vivere, deve essere capace di dialogare con il presente. Il valore di una filiera che guarda al futuro.

La serata è stata anche un’occasione di incontro tra le aziende tessili che da anni sostengono l’attività dell’Accademia e le sartorie italiane e straniere, con l’obiettivo di creare nuove sinergie e opportunità professionali. Un passaggio particolarmente importante in un momento in cui parlare di Made in Italy significa parlare anche della necessità di proteggere e tramandare competenze che rappresentano una parte significativa del patrimonio produttivo e culturale del nostro Paese.

Come ha sottolineato Daniele Piscioneri, Presidente dell’Accademia Nazionale dei Sartori, “Trame di Stile” nasce proprio dalla volontà di consolidare il rapporto tra aziende e realtà sartoriali, due componenti fondamentali della filiera. L’Accademia, con i suoi oltre quattro secoli di storia, ha infatti tra le proprie missioni quella di custodire e tramandare alle nuove generazioni l’arte del fatto a mano.

E un dato racconta bene quanto questa tradizione stia trovando nuove energie: oggi sono trentacinque i sarti Junior under quaranta coinvolti nell’Associazione, quasi il doppio rispetto al passato. Un segnale che ho percepito anche osservando la serata: la sartoria non è stata raccontata come qualcosa di nostalgico, appartenente a un passato da conservare sotto una teca, ma come un mestiere ancora vivo, capace di parlare ai giovani e di offrire una prospettiva professionale.

“La tradizione non deve essere soltanto custodita, deve continuare a generare futuro”, ha dichiarato Piscioneri, evidenziando l’importanza della formazione, delle relazioni e del dialogo tra chi crea, chi produce e chi trasmette il sapere sartoriale. La scelta di Palazzo Pamphilj come sede della manifestazione ha aggiunto un ulteriore elemento di fascino e significato alla serata. L’evento è stato possibile grazie alla disponibilità di S.E. l’Ambasciatore Renato Mosca de Souza, che ha accolto “Stile Sartoriale” negli spazi dell’Ambasciata del Brasile, contribuendo a creare una particolare sinergia tra cultura, artigianato e relazioni internazionali. Un gesto riconosciuto anche attraverso il conferimento, da parte del Maestro Sebastiano Di Rienzo, Presidente Onorario dell’Accademia, del titolo di Socio Onorario dell’Accademia Nazionale dei Sartori all’Ambasciatore Renato Mosca de Souza, quale segno di riconoscenza per l’ospitalità e per l’attenzione dimostrata verso l’arte sartoriale e il suo patrimonio culturale. In una cornice così importante, il racconto della sartoria italiana ha assunto quasi naturalmente una dimensione internazionale: il sapere artigianale italiano, rappresentato dai suoi Maestri e dalle sue aziende tessili, è diventato ambasciatore di una cultura del fare che trova proprio nella qualità e nella cura dei dettagli uno dei suoi tratti distintivi.

Tra i momenti più emozionanti della serata c’è stata la consegna degli storici riconoscimenti dell’Accademia. Il Premio “Vita da Sarto”, istituito nel 1978 durante la Presidenza di Gregorio Luzzi per rendere omaggio ai Maestri che hanno dedicato la propria vita alla professione, è stato assegnato per la prima volta nella sua storia a una donna: Silvana Righi Cartei, sarta originaria dell’area livornese, Socia Onoraria dell’Accademia e socia dal 1994. Un riconoscimento che assume un significato particolare proprio perché arriva dopo oltre trent’anni di appartenenza alla comunità dell’Istituzione e che segna una pagina importante nella storia dell’Accademia.

Il Premio “Vita da Sarto” è stato inoltre conferito al Maestro Sarto Rino Parisi, calabrese, Accademico Senior dell’Accademia Nazionale dei Sartori dal 1984 e protagonista di una lunga attività professionale nella sartoria romana. Il riconoscimento ne ha celebrato la dedizione al mestiere e il lungo percorso all’interno dell’Accademia. A Sebastiano Di Rienzo, invece, è stato assegnato il premio “Magister Vitae Sutorum”, un riconoscimento speciale istituito appositamente per lui. Storico Maestro Sarto dell’Associazione, due volte Presidente e già Segretario Nazionale, Di Rienzo ha svolto nel corso degli anni un’intensa attività internazionale per la promozione della sartoria italiana nel mondo. Il premio ne ha voluto riconoscere soprattutto l’impegno costante nella formazione delle nuove generazioni e il ruolo di riferimento per l’Accademia e per la professione sartoriale. Oltre quattro secoli di storia, ma nessuna nostalgia Guardando una sfilata come quella di “Trame di Stile”, viene naturale pensare a quanto sia lunga la storia che accompagna ogni singolo capo.

L’Accademia Nazionale dei Sartori è stata fondata nel 1575 per volontà di Papa Gregorio XIII e rappresenta una delle più antiche istituzioni italiane dedicate alla sartoria. Dall’antica Universitas Sutorum a quella che oggi è una scuola d’eccellenza, l’Accademia ha attraversato profondi cambiamenti sociali e culturali continuando a custodire e promuovere la cultura sartoriale italiana nel mondo. La sua Scuola triennale di cucito maschile e femminile accoglie oggi iscritti provenienti da diverse parti del mondo, offrendo una formazione che unisce tecnica, creatività, artigianalità e innovazione e che permette ai giovani, una volta terminato il percorso, di entrare nel mondo professionale. Ed è forse proprio questo il messaggio più forte che porto con me da questa serata: la sartoria italiana non è soltanto memoria. È il gesto della mano, la scelta di un tessuto, la costruzione di una giacca, la precisione di una cucitura.

È il tempo che serve per fare bene le cose. Ma è anche formazione, ricerca, tecnologia, incontro tra generazioni e capacità di costruire nuove relazioni. “Trame di Stile” ha reso tutto questo visibile. E mentre i capi sfilavano nella Galleria Cortona, tra la bellezza degli ambienti di Palazzo Pamphilj e gli sguardi del pubblico, emergeva con chiarezza quanto il vero lusso sartoriale non risieda soltanto nell’abito che vediamo, ma nella storia, nelle persone e nelle competenze che quell’abito porta con sé.

È questa la forza del Made in Italy quando riesce a raccontarsi attraverso il lavoro: non una semplice etichetta, ma un patrimonio fatto di cultura, creatività, qualità e artigianalità. Un patrimonio con oltre quattro secoli di storia che, proprio grazie alle nuove generazioni e alla capacità di innovarsi, può continuare a guardare al futuro.

L’iniziativa è stata realizzata in collaborazione con Confartigianato Roma, con il patrocinio del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, della Regione Lazio, dell’Assessorato ai Grandi Eventi, Sport, Turismo e Moda di Roma Capitale, di CNA Federmoda, Confartigianato Moda ed Eccellenza Italiana. Hanno contribuito alla manifestazione, in qualità di partner tecnici: Lanificio Ermenegildo Zegna, Vitale Barberis Canonico, Brunello, Carnet, Reda, Piacenza Group e Alumo, con la partecipazione di Filette. La produzione dell’evento è stata affidata a Mazzini Eventi.

crediti fotografici ph. Riccardo Musacchio/MUSA

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