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Di E. B.: Redazione AGR :: 06 novembre 2026 17:30
Roma, Flautissimo 2026, due appuntamenti teatrali con "Niente di vero" e "Alfons(in)a"

(AGR) Prosegue la sezione teatrale della 28ª edizione di Flautissimo – “Quello che resta tra noi”, il festival diretto da Stefano Cioffi e organizzato dall’Accademia Italiana del Flauto, con due nuovi appuntamenti in programma a Roma lunedì 9 e mercoledì 11 novembre. Lunedì 9 novembre alle ore 21 al Teatro India, il festival presenta la prima assoluta di Niente di vero di Veronica Raimo, con Cristina Pellegrino.
Nato come monologo teatrale e diventato un romanzo di successo, il testo di Veronica Raimo torna a teatro con la voce intensa e sfaccettata di Cristina Pellegrino, diventando un reading che alterna umorismo tagliente e momenti di delicatezza. L’autrice reinventa il racconto di formazione trasformando la memoria in un gioco di specchi, comico e intimo al tempo stesso. Una madre divorata dall’ansia, un padre ossessivo, un fratello genio: figure familiari che diventano teatro del conflitto interiore e della ricerca, sempre mancata, di una verità definitiva. Lo spettacolo è una produzione Flautissimo.
In maniera un po’ paradossale, mi sono resa conto che mi sentivo molto più libera e spudorata nel pescare materiale dal mio vissuto sapendo che ci sarebbero stati un altro corpo e un’altra voce a prendersi cura di quel materiale, o a sovvertirlo, trasformarlo, sabotarlo. Era come se mi fossi finalmente concessa di parlare di me stessa proprio perché potevo delegare la performance a un’altra persona; un modo per creare un “io” che mi assomigliasse, ma che non fosse solo mio. Tutto questo accadeva prima del primo lockdown. Non è stato facile continuare a scrivere con il timore che forse i teatri non avrebbero mai più riaperto, ma ovviamente non era l’unico timore: c’era da scongiurare la fine del mondo. Comunque, scrivere – in un certo senso – mi ha aiutato a scongiurarla, ed è così che è nato “Niente di vero”. Credo che dentro ci sia tutta l’ansia e la paura di quei giorni, ma anche una forma di resistenza, e qualcosa di radicale: ritrovare il senso di un racconto attraverso l’ironia. Sono felice che oggi possa essere restituito nella forma in cui è stato immaginato.
Sottolinea Cristina Pellegrino: Ho trovato nella scrittura di Veronica Raimo qualcosa di estremamente familiare. Credo che questo gioco di specchi tra chi scrive e chi interpreta sia la vera scintilla del teatro per me: la possibilità di dire, attraverso le parole di un altro, qualcosa che condivido e che profondamente mi appartiene. “Niente di vero” è un memoir a schema libero che si avviluppa intorno alle nevrosi familiari, al tema dell’identità e delle aspettative esterne, i nonni pugliesi, Chernobyl, i libri, Freud e la religione, il sesso, la morte, la scoperta di sé nel mondo. Un padre ossessionato da igiene e ristrutturazioni murarie, una madre in balìa della reperibilità telefonica e un fratello presunto genio con cui condividere la noia della reclusione familiare. L’autrice affonda le mani nel passato della sua famiglia e nel proprio. Ma è davvero il suo vissuto? Forse non c’è niente di vero, forse quella storia è anche la mia, è anche la nostra. Attraverso le pieghe di questo memoir familiare si avverte l'eco di un’Italia che cambia, di una classe lavoratrice che cerca di non perdersi, di un sistema di valori in costante mutamento.
Mercoledì 11 novembre alle ore 20.30 al Teatro Torlonia arriva invece ALFONS(IN)A – Un tentativo biografico mal riuscito, il nuovo lavoro di Marta Bulgherini, in scena insieme a Diego Frisina.
Lo spettacolo indaga la vita della ciclista Alfonsina Strada, prima e unica donna a correre il Giro d’Italia tra gli uomini, nel 1924, negli anni del fascismo. Il racconto prende avvio come un’immersione nella favola di Alfonsina: dall’infanzia segnata dalla povertà alla scoperta della bicicletta e dalle prime pedalate fino alla determinazione a diventare una ciclista professionista, sfidando divieti e pregiudizi. Ma proprio quando la storia sembra concludersi nel momento più epico del Giro d’Italia, Marta ribalta la narrazione, invitando lo spettatore a interrogarsi sul mito, sul nostro bisogno di eroi e su cosa significhi resistere. Perché alla fine: “cosa è che ci rende eroici? Le grandi imprese o il resistere, nonostante tutto?”. ALFONS(IN)A diventa così un tentativo collettivo di riflessione tra biografia e racconto contemporaneo, tra commozione e ironia, senza dare risposte facili ma offrendo un’esperienza teatrale davvero inaspettata.
ALFONS(IN)A ha debuttato nel giugno 2025 presso il Festival Asti Teatro, grazie alla vittoria del Premio Scintille 2024 e al supporto della residenza artistica “il Filo Immaginario” di Gommalacca Teatro, e promette di accompagnare il pubblico in un viaggio tra mito, resilienza e ironia dissacrante.
Spiega Marta Bulgherini: La storia di Alfonsa Rosa Maria Morini, conosciuta ai più con il suo cognome da sposata, Alfonsina Strada, mi ha commossa dal primo momento in cui l’ho scoperta. Quella bambina venuta da una situazione di miseria assoluta, agli albori del secolo scorso, con una vita che già sembrava destinata a un futuro di dolore, fame e fatica, che invece scopre la bicicletta a dieci anni e riesce a capire che quello sarà il suo lasciapassare per una vita diversa. La sua storia mi ha dato enorme forza e stimolo e continua ad ispirarmi, giorno dopo giorno. E le sono grata.
Quando ho deciso di scrivere uno spettacolo su di lei, avevo poche idee in testa ma forti emozioni. Ho iniziato immergendomi in una narrazione tradizionale, biografica, ripercorrendo quello che mi aveva legato a lei. Ho narrato i suoi primi passi cercando di immedesimarmi meglio che potessi nel tentativo -difficile- di non travisarne il pensiero. Dico difficile, perché Alfonsa non ha lasciato nulla di scritto, e se non si lascia una traccia scritta, la tentazione a modellare un’esperienza di vita ad un significato è molto forte.
Ma più mi addentravo nello studio su di lei, e più mi mettevo paura: non è che delineando questo tipo di narrazione mi stavo completamente asservendo a ciò che in questo momento storico viene reputato “cool” “giusto”? Omaggiare, santificare una donna che è stata un’apripista nello sport femminile: non è forse il genere di storia che più vende in questi anni?
Questo ordine di pensieri mi hanno impaurita a tal punto da farmi propendere, per un periodo, a lasciar perdere il lavoro su di lei. Ma poi mi sono detta: forse è possibile raccontare la storia di una donna che mi ha ispirato senza renderla un’icona, e inserendo la sua esperienza di vita all’interno di un ragionamento più complesso su cosa significhi per noi contemporanei rapportarci a vite considerate mitiche. E mi son detta “proviamo, tanto cosa hai da perdere?”.
Lo spettacolo mi si è trasformato tra le mani, prendendo una forma ibrida che ben rappresenta il mio dualismo sia come essere umano che autrice. Sul risultato non garantisco, ma sono felice di essere rimasta fedele al turbinio di pensieri che mi affollavano la mente, che tradiscono il mainstream a favore di un’analisi più autoironica e dissacrante.
È tutto confuso ancora? Venite a teatro, lo sarete ancora di più. Ma alla fine, non è proprio il teatro il luogo delle domande irrisolvibili?
NIENTE DI VERO – prima assoluta
di Veronica Raimo
con Cristina Pellegrino
Teatro India | Lunedì 9 novembre ore 21.00
ALFONS(IN)A – Un tentativo biografico mal riuscito
di Marta Bulgherini
con Marta Bulgherini e Diego Frisina
musiche originali di Enrico Morsillo
sound design di Antonio Romano
voice over di Sara Labidi e Camilla Tagliaferri
una produzione Tieffe Teatro / Generazione P
Con il sostegno della residenza artistica “Il filo immaginario" di Gommalacca Teatro.
Teatro Torlonia | Mercoledì 11 novembre ore 20.30
Flautissimo Festival è realizzato con il contributo della Regione Lazio. L’iniziativa è promossa e sostenuta da Roma Capitale, in collaborazione con Zètema Progetto Cultura ed è organizzata e prodotta dall'Accademia Italiana del Flauto.
“Quello che resta tra noi è il filo rosso che lega la 28ª edizione di Flautissimo e mette in relazione teatro e musica, parola e suono, memoria e presente. Storie di famiglie, amori, separazioni, fantasie, desideri e memoria. Storie raccontate con le parole o affidate alla musica. Perché, alla fine, è sempre di noi che parliamo. Di quello che passa e di quello che resta.” Stefano Cioffi – Direttore Artistico
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