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Di Gianluca Croce :: 06 ottobre 2026 07:26
Ospedale San Giovanni Battista di Roma: inaugurata la nuova area per la terapia assistita con gli animali

(AGR) Inaugurati 7.700 mq per la riabilitazione con i cavalli all'ospedale dell'Ordine di Malta a Roma. Presenti Rocca, Aurigemma e Celli
ROMA - Un nuovo spazio all'aperto per ampliare le possibilità della riabilitazione e un modello di cura che guarda sempre più alla persona nella sua complessità. È stata inaugurata ieri, all'Ospedale San Giovanni Battista di Roma, la nuova area dedicata alla Terapia assistita con gli animali, un intervento che integra il percorso riabilitativo dei pazienti con il rapporto con i cavalli e con le attività all'aperto del Bosco Vivo e dell'Orto riabilitativo.
È stato questo uno dei temi centrali dell'intervento del Sottosegretario di Stato al Ministero della Salute Marcello Gemmato, che ha tenuto a battesimo la nuova iniziativa.
«Il nostro sistema sanitario si fonda, secondo me, su due pilastri fondamentali: da un lato i nostri professionisti sanitari, che sono tra i migliori al mondo; dall'altro l'ecosistema che si crea a supporto del Servizio sanitario nazionale, di cui l'Ordine di Malta fa parte», ha sottolineato Gemmato, riconoscendo il valore della rete di soggetti che contribuiscono alla capacità del sistema sanitario di rispondere ai bisogni.
La gestione delle cronicità, in particolare, richiede una presa in carico che non si esaurisca nella fase acuta. Ed è in questo quadro che Gemmato ha collocato anche la Terapia assistita con gli animali, definendola «un intervento innovativo».
Un'innovazione che, secondo il Sottosegretario, può produrre effetti anche sul piano della sostenibilità: «Migliorare le prestazioni sanitarie rivolte ai malati non soltanto contribuisce a una migliore cura, e già questo basterebbe, ma il fatto di curare meglio contribuisce anche a spendere di meno».
Il cavallo che "presta il passo"
All'interno della plurisecolare missione di assistenza dell'Ordine di Malta, la sua Associazione Italiana porta avanti una tradizione di assistenza medica. L'Ospedale San Giovanni Battista rappresenta uno dei luoghi nei quali questa missione si traduce concretamente in un'attività sanitaria rivolta in particolare alla riabilitazione motoria e neurologica e alla cura di pazienti con bisogni assistenziali complessi.
Qui la terapia con i cavalli è da anni una caratteristica dell'attività dell'ospedale, svolta nell'area equestre del complesso, tra le poche strutture di questo tipo presenti in Italia. Il progetto, avviato nel 2016, ha coinvolto negli anni migliaia di pazienti, tra persone reduci da coma, vittime di incidenti stradali e pazienti affetti da Parkinson. Secondo i dati dell'ospedale, il 92% dei pazienti trattati ha raggiunto gli obiettivi riabilitativi previsti.
La nuova area dedicata si estende per circa 7.700 metri quadrati. A questa si aggiungono il Bosco Vivo, che occupa circa 14.500 metri quadrati, e l'Orto riabilitativo, spazi pensati per integrare le attività terapeutiche con esperienze all'aperto, attività sensoriali e momenti di partecipazione.
«Accompagnare i pazienti in questo percorso significa certamente permettere loro di recuperare delle funzioni, ma non è solo questo. Significa accompagnare una persona nel percorso che la conduce nuovamente alla propria vita, nelle migliori condizioni che sia concretamente possibile raggiungere», ha spiegato Edoardo Bellomo, Direttore Generale delle Attività Sanitarie.
Il rapporto tra paziente e cavallo è stato al centro dell'intervento di Tommasangelo Petitti, Direttore Sanitario dell'Ordine di Malta: «Il cavallo presta il proprio passo al paziente», ha spiegato, sottolineando come l'animale sia in grado di percepire il comportamento e lo stato della persona e di adattare il proprio movimento alle sue esigenze. «E quindi restituisce fiducia», ha aggiunto, raccontando come anche il superamento della paura di avvicinarsi a un animale di grandi dimensioni possa rappresentare un momento importante nel percorso di recupero.
L'umanizzazione delle cure al centro
Alla inaugurazione hanno partecipato anche Francesco Rocca, Presidente della Regione Lazio, Antonello Aurigemma, Presidente del Consiglio Regionale del Lazio, Svetlana Celli, Presidente dell'Assemblea Capitolina, insieme ai rappresentanti dell'Ordine di Malta, della Fondazione Nando ed Elsa Peretti e al personale dell'Ospedale.
«Mettere al centro non la malattia, ma il paziente, con i propri familiari, è l'aspetto più importante che si possa portare avanti», ha sottolineato Aurigemma. «Oltre alle terapie e al piano terapeutico, svolge un ruolo fondamentale anche il rapporto che si crea con il personale e con gli animali: significa riportare la sanità a un aspetto prioritario, quello dell'umanizzazione delle cure».
Sulla stessa linea il Presidente Rocca: «Il rapporto con l'animale possa contribuire a creare un sistema relazionale positivo e ad aprire nuove possibilità nei percorsi di recupero. Penso, ad esempio, alle persone nello spettro autistico e ad altre condizioni nelle quali la relazione con l'animale può rappresentare uno strumento importante».
Per Svetlana Celli, l'apertura della nuova area testimonia una visione della cura capace di affiancare alla competenza sanitaria una particolare attenzione alla dimensione umana. «Questa opportunità della Terapia assistita con gli animali vuol dire avere una visione: non guardare soltanto alla professionalità tecnica dello staff, ma pensare anche e soprattutto alla persona e alle sue fragilità».
La realizzazione della nuova area è stata sostenuta dalla Fondazione Nando ed Elsa Peretti, che ha finanziato il progetto. I lavori sono stati completati il 26 giugno scorso.
«La Fondazione ha da sempre una forte sensibilità verso le persone fragili, verso gli animali e verso la natura», ha ricordato Stiven Shala, Executive Coordinator della Nando ed Elsa Peretti Foundation. «Quello che conta davvero è proprio la cura che c'è dietro la cura».
Un progetto che si inserisce in una storia più ampia. Nel 2027 l'Associazione Italiana dell'Ordine di Malta celebrerà i 150 anni dalla fondazione.
«Dal 1877 al 2027 sono cambiati i bisogni, gli strumenti e le forme, ma non è cambiato il dovere di servire», ha ricordato Lorenzo Borghese, Presidente dell'Associazione Italiana dell'Ordine di Malta.
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