AGR - Agenzia di Stampa

Di :: 19 marzo 2026 17:24

Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà, il 150° anniversario di un museo

(AGR) Centocinquant’anni fa – nel 1876, presso il Collegio Romano – inaugurava il Museo Preistorico ed Etnografico fondato dall’archeologo Luigi Pigorini. Oggi il MUCIV-Museo delle Civiltà, che dal 2016 ne è l’erede, torna a quel momento fondativo non solo per celebrare la propria origine ma per condividerne le molteplici prospettive. Raccontare la storia di questo museo significa raccontare anche la storia dell’Italia moderna e contemporanea, ovvero quella delle sue infrastrutture culturali, delle sue relazioni internazionali e degli aggiornamenti disciplinari, ma anche sociali ed etici, dei suoi musei.

Con la supervisione generale di Andrea Viliani e a cura di Paolo Boccuccia e Camilla Fratini con Myriam Pierri, la mostra ORIGINE E PROSPETTIVE. Dal Museo Preistorico ed Etnografico di Luigi Pigorini al Museo delle Civiltà: storia di un museo (1876-2026) – allestita nella Sala delle Colonne del Palazzo delle Arti e Tradizioni Popolari – è accompagnata dal Convegno scientifico internazionale 150_100. Giornate di studio dedicate al centocinquantesimo anniversario dell’istituzione del Museo Preistorico ed Etnografico di Roma e al centenario della morte di Luigi Pigorini, suo ideatore e fondatore, dal 19 al 21 marzo 2026.

 
Entrambi i progetti celebrano il primo secolo e mezzo dell’istituzione non solo come ricorrenza, ma come opportunità e momento di riflessione critica per ricostruire la nascita in Italia delle discipline dell’archeologia preistorica e dell’etnografia, ripercorrendo al contempo le trasformazioni che hanno portato alla configurazione attuale del museo.

Dal 20 marzo al 28 giugno 2026 la mostra proporrà, in questo senso, un doppio percorso. Da un lato la mostra ricostruisce la memoria del museo del 1876 attraverso una selezione di reperti e manufatti che furono esposti nelle sale originarie al Collegio Romano, insieme a documenti, arredi e dispositivi espositivi dell’epoca, per analizzare il progetto museografico pigoriniano e rileggerne criticamente l’impianto. Dall’altro, la mostra ci introduce al museo di oggi, con due percorsi distinti tra archeologia preistorica ed etnografia e due installazioni (dello studio 2050+ e dell’artista Shimabuku) che testimoniano i processi di compartecipazione e coprogettazione con le comunità, e l’incremento dei criteri di accessibilità fisica, cognitiva, in atto dentro e fuori il museo.

La sezione centrale della mostra è dedicata, quindi, all’originario progetto museografico: nelle vetrine storiche appositamente restaurate e in quelle moderne sono esposti anche documenti (articoli e materiali a stampa che accompagnarono in tempo reale la fondazione e l’attività del museo, oltre a stampa fotografiche di varie epoche, dal XIX al XX secolo) insieme ai volumi della biblioteca museale – compresa parte del Fondo Pigorini – e a reperti archeologici ed etnografici messi a confronto fra loro. Le vetrine laterali si articolano, invece, in due aree distinte (Archeologia Preistorica / Etnografia), che approfondiscono le ragioni storiche della loro coesistenza originaria ma ne analizzano anche contestualmente la problematicità attuale. Viene così ricostruito, con uno sguardo al contempo storico e critico, il programma con cui Pigorini inaugurò il Museo il 14 marzo 1876, verificandone e ricollocandone i criteri museografici nello sviluppo delle discipline archeologica ed etnografica così come nel dibattito museografico contemporaneo. La mostra si conclude per questo con una sezione dedicata agli sviluppi più recenti della ricerca – divenuta sempre più interculturale, pluridisciplinare e multisensoriale – e a una museografia chiamata oggi a confrontarsi con la rivoluzione digitale, la globalizzazione e il ripensamento del paradigma del cosiddetto Antropocene. L’obiettivo del progetto non è fornire risposte definitive ma condividere con il pubblico uno spazio-tempo di riflessione che orienti la continua ridefinizione della missione del museo.

Il “Pigorini” fu il primo nucleo di un sistema museale che, nel tempo, ha dato vita all’attuale MUCIV, che oggi custodisce circa 2 milioni di reperti e documenti. Più che un museo, il MUCIV è diventato negli ultimi anni un “museo di musei” e, insieme, un museo “sui musei”: una collezione di collezioni, una stratificata enciclopedia di culture e nature che non solo racconta ciò che conserva ma che si interroga sulle trasformazioni del sapere che le hanno rese possibili. Non è un caso che il termine “civiltà” sia declinato al plurale: una scelta che dichiara apertura al confronto e al dialogo tra prospettive. Negli ultimi anni il museo ha intrapreso, per questo, un ampio percorso di riallestimento delle collezioni concepito come un vero e proprio cantiere metodologico. Non si tratta soltanto di riaprire gradualmente il patrimonio al pubblico, ma di riflettere su che cosa sia oggi un museo e su quale ruolo possa e debba assumere nel contesto contemporaneo. Ricordare il ruolo cardine del fondatore Luigi Pigorini significa, quindi, guardare al passato per far assumere sempre più responsabilmente al MUCIV il compito di connettere la propria origine storica con le prospettive in divenire che quotidianamente il MUCIV accoglie ed elabora: un museo del passato diviene così un museo che agisce nel presente e si proietta verso il futuro.

In quest’ottica si inserisce anche il Convegno scientifico che accompagna l’inaugurazione, con la partecipazione di numerosi studiosi ed esperti.

Questa mostra è, allora, un invito a tutti i pubblici a entrare nel museo e a relazionarsi alla sua storia non come semplice spettatori ma come co-autori empatici e interlocutori consapevoli di un museo ancora in formazione e di una storia ancora in corso. Celebrare i suoi primi 150 anni non significa per il MUCIV limitarsi a ricordare l’origine della sua storia ma assumere quella stessa storia come una materia viva, da interpretare alla luce delle esigenze del presente e delle responsabilità che ne derivano. Il MUCIV si propone, così, come un museo-laboratorio, capace di integrare ricerca e pedagogia, di cambiare linguaggi e di riscrivere narrazioni secondo epistemologie plurali e situate, di costruire relazioni approfondite e di lungo termine con le comunità, di rendersi accessibile per contribuire al benessere del pubblico. Non un luogo che custodisce semplicemente oggetti, ma che interroga la soggettività espressa dai metodi e dalle pratiche del proprio stesso lavoro.

A centocinquant’anni dalla sua origine, il museo non intende, quindi, commemorare il proprio passato ma coglierne lo spirito fondativo per rifondarsi nuovamente, mettendo in tensione eredità e trasformazione. Perché un museo, per restare rilevante e necessario come lo è stato il museo “pigoriniano”, deve continuare a rifondare sé stesso, ogni giorno.

foto da comunicato stampa MUCIV

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