AGR Agenzia di Stampa
Di E. B.: Redazione AGR :: 20 ottobre 2026 20:21
“Artemisia Gentileschi a Firenze” una mostra valorizzata dalla luce.... che illumina l'arte

(AGR) Dare luce all'ombra senza tradire la forza espressiva dei dipinti. È questa la sfida affrontata da Francesco e Luigi Murano, lighting designer, autori del progetto illuminotecnico della mostra Artemisia Gentileschi a Firenze, che ha aperto al pubblico il 20 ottobre al Museo degli Innocenti.Un intervento in cui la luce diventa uno strumento di interpretazione dell'opera d'arte, capace di valorizzare la drammaticità del chiaroscuro e svelare particolari che rischierebbero di rimanere invisibili.
La sfida del chiaroscuro
«Per questo motivo è necessaria una particolare sensibilità progettuale, capace di ricercare un equilibrio delicato tra luce e ombra senza attenuare la drammaticità che costituisce l'essenza stessa di queste opere».
Artemisia e i maestri del Seicento a Firenze
La mostra, dedicata al periodo fiorentino di Artemisia Gentileschi, ripercorre una stagione decisiva della sua affermazione artistica, quando la pittrice entra nell'Accademia delle Arti del Disegno e riceve importanti commissioni dalla famiglia Medici.
Il percorso, visitabile fino al 4 aprile 2027, mette in dialogo la sua pittura con quella dei grandi maestri del Seicento, tra cui Orazio Gentileschi e Caravaggio, offrendo un'occasione per osservare da vicino opere nelle quali la relazione tra luce e oscurità è parte essenziale del linguaggio pittorico.
La luce su misura per ogni opera
Per Francesco e Luigi Murano, la sfida è stata trasformare i vincoli degli spazi espositivi in opportunità progettuali. L'altezza ridotta dei binari e la vicinanza alle tele hanno richiesto un attento controllo dei riflessi, ottenuto attraverso sagomatori, filtri diffusori e schermature dei fasci luminosi.
Tra gli interventi più complessi, quello su Ragazzo che monda un frutto (anche detto Mondafrutto), in una delle versioni attribuite a Caravaggio: l'impossibilità di utilizzare un'illuminazione laterale ha portato i due progettisti a impiegare due proiettori con inclinazione quasi zenitale, calibrati per illuminare la tela e compensare le ombre prodotte dalla cornice.
Quando la luce diventa racconto
Il risultato è un'illuminazione discreta, studiata per accompagnare lo sguardo senza imporsi sulla pittura. Una luce che non uniforma le superfici, ma rispetta i contrasti, lascia emergere le profondità e favorisce la lettura dei dettagli, come nel confronto tra le due versioni di Giuditta con la testa di Oloferne di Orazio e Artemisia Gentileschi.
«La luce diventa così uno strumento narrativo che invita non soltanto alla contemplazione estetica, ma anche all'analisi e allo studio», sottolinea Francesco Murano.
È in questa capacità di coniugare rigore tecnico e sensibilità artistica che si riconosce il senso del loro intervento: non aggiungere spettacolarità alle opere, ma creare le condizioni perché siano i dipinti stessi a raccontarsi.
AGRWEB Quotidiano Multimediale
© 1998 - 2026 AGRweb.it