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Di E. B.: Redazione AGR :: 23 luglio 2026 12:20
ANBI: Italia alla mercè degli eventi meteo

(AGR) Come ampiamente prevedibile, ma difficilmente percepito dall’opinione pubblica, terreni inariditi e grande caldo espongono i territori ad un alto rischio idrogeologico: così, al primo cedimento dell’alta pressione, ecco che una violenta tempesta “V-shaped” (schema nuvoloso a forma di V) si è abbattuta sulle regioni settentrionali, attraversando il bacino del fiume Po fino a coinvolgere la fascia centro-nord della costa adriatica, producendo venti distruttivi da oltre 100 chilometri all’ora, grandine grossa, allagamenti: a descrivere l’accaduto è il report settimanale dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche.
Le conseguenze prodotte della caduta di un chicco di grandine, grosso come un’arancia del peso di oltre mezzo chilo ad una velocità superiore a km/h 170, si sono viste nei parabrezza sfondati delle automobili, nella devastazione di frutteti, campi e serre, nei danni agli immobili, negli accessi per ferite ai pronto soccorso.
In Sardegna, dove si segnala la morte di centinaia di migliaia di api per soffocamento, nell’ormai esemplare Orani si sono raggiunti in questi giorni i 47,6° C (a Muravera 47,3°; 47° a San Vito e Uta; 46° a Osini), mentre in Sicilia sono stati rilevati 46,2° a Santa Croce di Camerina, 45,9° a Gela, 45,3° ad Enna, 44,5° a Mazara del Vallo; nell’isola, dove la temperatura del mare sta raggiungendo i 32 gradi, si registrano anche decine di incendi, che finora hanno bruciato quasi 90 chilometri quadrati di territorio, costringendo a chiudere strade e ad evacuare centri abitati.
“La domanda è cosa accadrà, quando anche il mar Tirreno ed il Meridione saranno raggiunti dai venti freddi scandinavi - si chiede preoccupato Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI) - Il susseguirsi di crisi è la nuova normalità, cui purtroppo ci stiamo rassegnando.”
Al netto delle possibili variazioni conseguenti ad improvvisi eventi, i grandi laghi del Nord, fatta eccezione per il Benaco (pieno al 60,7%, seppur anch’esso sotto media), sono sempre più in crisi: il Verbano è al 10,3% di riempimento con livello idrometrico inferiore al siccitosissimo 2022 e punta al minimo storico; il Lario è all’ 11,2% di riempimento ed il Sebino al 19,3% (fonte: Enti regolatori dei grandi laghi).
In Valle d’Aosta si riduce ulteriormente la portata della Dora Baltea, cui attualmente mancano il 40% dei flussi che normalmente la caratterizzano in questo periodo; decrescenti sono anche i livelli del torrente Lys.
Sono negative anche le performances settimanali dei fiumi in Piemonte: la portata del Tanaro è un decimo del consueto, mentre per Stura di Lanzo e Toce i flussi sono dimezzati.
In Lombardia, le riserve idriche sono del 43,4% sotto la media (fonte: ARPA Lombardia).
Il Veneto, flagellato da nubifragi e grandine, ha registrato incrementi nelle portate dei fiumi Adige, che resta però -69% sulla media mensile, Brenta e Piave.
L’Emilia-Romagna, da anni vittima di eventi estremi, continua a subire, più di altri territori, gli effetti nefasti della crisi climatica: le portate dei bacini fluviali orientali (Savio e Reno) sono sotto i valori minimi storici, ma proprio la costa romagnola, in particolare il Ferrarese, è stata quella maggiormente colpita da tempeste con grandine grossa, allagamenti e raffiche di vento forte.
Nubifragi e grandine hanno accresciuto le portate del Po nel tratto lombardo-emiliano: a Pontelagoscuro i flussi sono tornati a superare i 400 metri cubi al secondo (fonte: ARPAE).
In Liguria sono stabili i livelli dei fiumi Entella e Vara.
In Toscana si segnalano flussi in aumento per il fiume Serchio, mentre ancora decrescenti sono i livelli idrometrici di Arno (a Pontedera, -45% sulla media) ed Ombrone, i cui flussi continuano ad essere inferiori al Deflusso Minimo Vitale.
Anche nelle Marche il maltempo ha colpito duro con grandi chicchi di grandine ed allagamenti; la violenza delle precipitazioni è testimoniata dai valori registrati dai pluviometri: a Fiumesino, Svarchi, Loreto, ecc., in una trentina di minuti sono caduti tra i 30 ed i 35 millimetri di pioggia. Finora si registrano decrescenti livelli idrometrici nei fiumi ed erogazioni a pieno regime dagli invasi (-1.400.000 metri cubi d’acqua circa in 7 giorni).
In Umbria, il livello del lago Trasimeno ha toccato -m. 1,87 a Polvese (fonte: Centro Funzionale Regionale-Protezione Civile); a Monte del Lago l’altezza è ben 60 centimetri sotto al limite minimo vitale (-m. 1,20) e mancano solo 5 centimetri per raggiungere il record negativo del recente sessantennio (a cavallo tra gli anni ’50 e ’60 del secolo scorso, il livello ristagnò sotto i 2 metri). Questa settimana sono invece stabili le portate dei fiumi.
Nel Lazio, i livelli dei due laghi dei Castelli Romani (Albano e Nemi) continuano ad abbassarsi ed in 7 giorni hanno perso ulteriori 4 centimetri; a superarli, però, è stato il lago di Vico, nel Viterbese, la cui altezza idrometrica è scesa di cm. 5 (fonte: AUBAC). Una curiosità sulla “tropicalizzazione” della Capitale: negli scorsi due mesi, a Roma (stazione di rilevamento della Regione Lazio “Macao”), solo per 9 giorni, concentrati nella prima metà di giugno, la temperatura massima è stata sotto i 30° e solamente per 19 notti la colonnina di mercurio è scesa sotto i 20 gradi; i giorni con temperature massime torride (superiori a 35°) sono stati finora 25 e di questi, 10 hanno superato i 37°!!
In Campania aumentano i flussi in alveo dei fiumi Volturno e Sele, mentre una sostanziale invarianza viene registrata dal Garigliano.
Nella Basilicata, in una settimana, si registrano oltre 10 milioni di metri cubi d’acqua in meno nei principali serbatoi, che comunque trattengono ancora il 72% dei volumi di riempimento autorizzati.
In Puglia, tra rilasci ed evapotraspirazione, i volumi idrici trattenuti dalle dighe della Capitanata si sono ridotti di circa 15 milioni di metri cubi, ma le riserve residue dovrebbero soddisfare il fabbisogno irriguo e potabile fino al termine della stagione estiva.
“Sono proprio questi dati, figli della lungimiranza ai tempi della Cassa per il Mezzogiorno, ad evidenziare la necessità di realizzare nuovi bacini anche al Nord del Paese per trattenere acqua sul territorio da utilizzare nei ricorrenti momenti di bisogno – conclude Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI - Al Governo chiediamo di dare concretezza operativa al Piano Invasi Multifunzionali, proposto con Coldiretti e di cui molti progetti sono previsti anche nel Piano Idrico Nazionale. Di fronte alla crisi climatica, i territori necessitano di urgenti risposte vere.”
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