AGR Agenzia di Stampa

Di :: 30 aprile 2026 10:30

ANBI, Europa sempre più calda, lo scioglimento dei ghiacciai minaccia le coste

(AGR) Proprio in concomitanza con l’iniziativa ANBI contro la ripresa delle trivellazioni in Alto Adriatico, perché già causa di incremento della subsidenza nei territori polesani, oggi fortemente minacciati anche dall’innalzamento del mare,   arriva il “Rapporto sullo stato del clima europeo 2025” pubblicato da “Copernicus”, che indica, tra l’altro, come la Regione Artica sia quella, che globalmente si riscalda più velocemente e che il continente europeo dagli anni ’80 del secolo scorso si stia riscaldando il doppio rispetto alla media globale (+0,56° C per ogni decennio contro i +0,27° della media globale; nel 2025: +0,87° in Europa, +0,44° media globale).

Tale condizione favorisce una più rapida perdita di massa glaciale nel Vecchio Continente, nonché la fusione della calotta glaciale lungo le coste della Groenlandia (lo scioglimento del permafrost di Groenlandia ed Antartico è la principale causa dell’innalzamento del livello del mare); nell’anno idrologico 2025, tale calotta  ha subìto una riduzione di 139 gigatonnellate (Gt), equivalente a circa una volta e mezza il contenuto di permafrost dei ghiacciai alpini, innalzando il livello del mare di mm. 0,4. Globalmente poi, la perdita glaciale nel 2025 è stata di Gt. 410, equivalente ad un innalzamento del mare di mm. 1,1. Dal 1975, la perdita di massa glaciale a livello globale è stata di Gt. 9580, di cui circa il 20% era costituito dai ghiacci di Europa e Groenlandia. L’innalzamento del mare osservato dal 1993 è stato di oltre 10 centimetri (mm. 3,6 ca. all'anno). Il rapporto di “Copernicus” ricorda che la calotta di ghiaccio della Groenlandia contiene acqua sufficiente ad innalzare il livello del mare di 7 metri!

 
Nel 2025, l’annuale temperatura marina media nella regione oceanica europea ha segnato un record massimo per il quarto anno consecutivo: 10,94°C; nel Mar Mediterraneo la temperatura annuale del 2025 è stata la seconda più alta mai registrata (21,35°C): 1,03°C al di sopra della media.

Lo scorso anno inoltre, nel bacino mediterraneo, oltre la metà (51%) delle aree hanno sperimentato ondate di calore severe od estreme: si tratta della terza percentuale maggiore dopo il 2024 (65%) e il 2023 (53%).

Attualmente le acque del Mare Nostrum che bagnano le coste della Penisola, registrano tra 1,5° e addirittura 3°C sopra la media con grave stress alla vita marina (le praterie di Poseidonia oceanica, specie biologicamente essenziale per la vita dei mari, potrebbero estinguersi entro la fine di questo secolo).

“Sono dati, che purtroppo non stanno trovando adeguata attenzione da parte dei soggetti decisori, perché il futuro è già oggi e la crisi climatica sta pregiudicando la vita di intere comunità anche nel nostro Paese. Servono urgenti politiche di adattamento: il Piano Invasi proposto con Coldiretti e quello per l’Efficientamento della Rete Idraulica sono a disposizione del Paese” evidenzia ancora una volta Francesco Vincenzi, Presidente dell’Associazione Nazionale dei Consorzi di Gestione e Tutela del Territorio e delle Acque Irrigue (ANBI).

Per quanto riguarda l’Italia, il settimanale report dell’Osservatorio ANBI sulle Risorse Idriche informa che i livelli idrometrici dei grandi laghi nel Nord sono superiori od in linea con la media storica: Verbano, 96% di riempimento; Lario, 54,1%; Garda, 80,7%; Sebino, 53,6%.

In Valle d’Aosta sono in crescita le portate di Dora Baltea e torrente Lys., grazie alle miti temperature, che hanno caratterizzato la settimana scorsa, favorendo lo scioglimento delle nevi.

In Piemonte si riducono i flussi dei fiumi Stura di Demonte, Toce e Tanaro, che segna -30% sulla media.

In Lombardia si evidenzia la scarsità di neve in quota: il deficit nell’indice SWE (Snow Water Equivalent) è stimabile in -60,6% e quantificabile in -1134 milioni di metri cubi di riserva idrica nivale; preoccupante è il confronto col 2025: -51% di manto nevoso (fonte: ARPA Lombardia)!

In Veneto si rileva un’ulteriore contrazione delle portate nei bacini fluviali: i flussi in Adige, alla prossimità della foce, sono di appena 68,43 metri cubi al secondo (fonte: ARPAV), cioè circa il 40% delle portate tipiche del periodo (a Boara Pisani mc/s 79 è la soglia critica, sotto cui le barriere antisale non sono in grado di arrestare l’intrusione salina nel secondo fiume italiano); deficit idrici allarmanti si registrano anche in Bacchiglione (-62%), Livenza (-50%), Piave (-42%), Brenta (-40%).

Si riducono i flussi anche nel fiume Po, ma mentre nel tratto piemontese si registrano ancora portate abbondanti, si amplia in maniera repentina il deficit idrico nella sezione lombardo-emiliana (al rilevamento ferrarese di Pontelagoscuro: -41% ca.).

In Emilia-Romagna, i fiumi Santerno, Reno, Secchia, Enza, Taro e Trebbia registrano portate inferiori ai livelli minimi storici!

In Liguria scendono i livelli dei fiumi Entella, Vara ed Argentina.

Anche in Toscana si riducono vistosamente i flussi in alveo: tra i principali fiumi della regione, l’Arno registra un deficit idrico, pari all’80% sulla media dello scorso ventennio, mentre il Serchio è -79% e l’Ombrone a -69% (!!!).

Segno negativo anche per i corsi d’acqua delle Marche: fra tutti si distinguono l’Esino ed il suo immissario Sentino, che registrano flussi tra i più scarsi del recente quinquennio. Negli invasi sono stoccati, però, oltre 54 milioni di metri cubi d’acqua.

In Umbria sono scarsi, ma stabili i livelli idrometrici del lago Trasimeno: attualmente il più grande lago dell’Italia centrale è più basso di poco meno di 1 metro (a Polvese) rispetto all’altezza media storica. In riduzione sono le portate fluviali di Chiascio, Topino e Paglia.

Nel Lazio, i laghi registrano livelli idrometrici più bassi fino 2 centimetri rispetto ad una settimana fa. A Roma, il fiume Tevere vede aumentare i flussi, che raggiungono la media di mc/s 101,62 (fonte: AUBAC), non distante da quella tipica del periodo; cresce anche la portata del Velino in Sabina, mentre stabile resta quella dell’Aniene.

“E’interessante evidenziare come, a parità di stabili condizioni climatiche, il fiume di Roma abbia attualmente una portata nettamente superiore ed un trend di crescita positivo rispetto all’Adige: generalmente nel principale bacino delle Alpi Orientali dovrebbe scorrere oggi il 57% d’acqua in più rispetto al Tevere, mentre invece i flussi sono ora inferiori del 33%” commenta Massimo Gargano, Direttore Generale di ANBI.

In Campania vanno altresì riducendosi i flussi dei fiumi Volturno, Sele e Garigliano.

Scendendo più a Sud, iniziano a ridursi, per il bel tempo e l’avviata attività irrigua, i volumi idrici negli invasi, che si erano riempiti in poche ore dopo i nubifragi di inizio mese: in Basilicata, nella scorsa settimana, l’acqua trattenuta dalle dighe si è ridotta di quasi 8 milioni di metri cubi (monte Cotugno, Pertusillo, Camastra e Basentello ora ne raccolgono complessivamente mln.mc. 398 ca.; fonte Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale).

Infine in Puglia, trend di crescita ancora positivo per quanto concerne i volumi idrici, trattenuti nei bacini della Capitanata: i serbatoi, che servono il Tavoliere, contengono mln. mc. 294,36 d’acqua, pari all’89% dell’autorizzata capacità d’invaso.

“Ancora una volta l’Italia idrica si sta capovolgendo e, come previsto, le criticità si stanno registrando maggiormente al Nord. E’ questa fotografia a segnalare l’esigenza di infrastrutture idrauliche come invasi e reti di collegamento, capaci di calmierare l’estremizzazione degli eventi atmosferici, raccogliendo l’acqua piovana per trasportarla laddove necessario” conclude il Presidente di ANBI, Francesco Vincenzi.

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