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Di :: 01 ottobre 2026 19:31

Alimentazione e prevenzione, privilegiare frutta e verdura di stagione

(AGR) Siamo il Paese della dieta mediterranea e di una straordinaria varietà ortofrutticola, eppure sulle tavole degli italiani frutta e verdura continuano a essere presenti in quantità inferiori rispetto a quelle raccomandate. Secondo le sorveglianze PASSI e PASSI d’Argento dell’Istituto Superiore di Sanità, relative al biennio 2023-2024, soltanto il 7% degli adulti tra 18 e 69 anni e il 9% degli ultra 65enni raggiunge le cinque porzioni quotidiane. L’obiettivo indicato dalle principali raccomandazioni internazionali è di circa 400 grammi complessivi al giorno.

«Essere il Paese della dieta mediterranea non significa automaticamente seguirla nella vita quotidiana», afferma Roberto Feroli, CEO di TuttoBene TV e Project Manager di Salute.it. «I numeri ci ricordano che tra conoscere un modello alimentare e applicarlo esiste ancora una distanza importante. Non servono alimenti miracolosi: servono continuità, varietà e la capacità di riportare frutta e verdura nella normalità della giornata».

 
BAMBINI, SOLO IL 5,4% RAGGIUNGE LE CINQUE ASSUNZIONI

Il quadro è particolarmente significativo tra i più piccoli. L’indagine nazionale OKkio alla SALUTE 2023 dell’Istituto Superiore di Sanità, condotta su oltre 46mila bambini della terza primaria, rileva che appena il 5,4% consuma frutta e/o verdura almeno cinque volte al giorno, mentre il 25,9% le consuma meno di una volta al giorno.

Emergono anche forti differenze territoriali. Sempre secondo OKkio alla SALUTE, la quota di bambini che consuma frutta o verdura meno di una volta al giorno varia dal 12% della Provincia autonoma di Trento al 36,4% della Sicilia, evidenziando un gradiente generalmente più sfavorevole nelle regioni meridionali. E pesa anche la condizione sociale: la percentuale arriva al 33% quando i genitori possiedono al massimo la licenza media inferiore, mentre scende al 19,1% quando almeno uno dei genitori è laureato.

«Quando appena un bambino su venti raggiunge le quantità raccomandate non siamo davanti soltanto a una questione di gusti», sottolinea Feroli. «Entrano in gioco famiglia, scuola, educazione alimentare, condizioni sociali e accessibilità. Abituare un bambino a conoscere e alternare frutta e verdura significa costruire comportamenti che possono accompagnarlo per tutta la vita».

Le differenze tra Nord e Sud non riguardano soltanto l’infanzia. Secondo il Rapporto BES dell’Istat, nel 2024 consuma almeno quattro porzioni quotidiane di frutta e/o verdura il 18,1% della popolazione al Nord e il 17,4% al Centro, contro il 12,7% nel Mezzogiorno. Si tratta di un indicatore diverso dalle cinque porzioni monitorate dall’ISS, ma conferma l’esistenza di un divario territoriale nelle abitudini alimentari.

CONSUMI E PREFERENZE: CAMBIA IL CARRELLO DEGLI ITALIANI

Qualche segnale positivo arriva dagli acquisti. Secondo le elaborazioni dell’Osservatorio ISMEA-NielsenIQ, nel 2025 i consumi domestici di ortofrutta sono tornati a crescere, con un aumento in volume del 3,3% per gli ortaggi e incrementi anche per diverse categorie di frutta.

Cambiano contemporaneamente le preferenze. I dati ISMEA-NielsenIQ mostrano crescite particolarmente consistenti per prodotti entrati sempre più stabilmente nel carrello degli italiani: nel 2025 gli acquisti aumentano del 26% per i mirtilli, del 37% per le more, del 25% per il melograno, del 36% per il mango e del 47% per l’avocado. Cresce anche il biologico, con gli acquisti di frutta e verdura bio in aumento del 7% in quantità.

ITALIA ED EUROPA: LE CINQUE PORZIONI RESTANO UNA SFIDA

Il problema non è esclusivamente italiano. Nell’ultima grande indagine europea comparabile EHIS, riferita al 2019 e diffusa da Eurostat, soltanto il 12% dei cittadini dell’Unione europea dichiarava di raggiungere almeno cinque porzioni quotidiane di frutta e verdura. La quota saliva al 33% in Irlanda, al 30% nei Paesi Bassi, al 23% in Danimarca e al 20% in Francia, mentre scendeva al 2% in Romania. Sono dati precedenti a quelli italiani più recenti e vanno quindi letti senza sovrapporre periodi e metodologie differenti, ma mostrano come il raggiungimento delle quantità raccomandate rappresenti una criticità diffusa in Europa.

PREVENZIONE DEI TUMORI, NIENTE “ALIMENTI MIRACOLOSI”: CONTA LO STILE DI VITA

Particolarmente importante è il rapporto tra alimentazione e prevenzione oncologica. La letteratura scientifica non attribuisce a un singolo alimento la capacità di impedire l’insorgenza di un tumore. Le evidenze raccolte dal World Cancer Research Fund indicano però che gli alimenti contenenti fibra alimentare contribuiscono a ridurre il rischio di tumore del colon-retto e inseriscono un’alimentazione ricca di cereali integrali, verdura, frutta e legumi tra le raccomandazioni per la prevenzione oncologica.

Frutta e verdura contribuiscono inoltre a un’alimentazione a minore densità energetica e al mantenimento di un peso corporeo adeguato. Un aspetto rilevante anche sul fronte oncologico, dal momento che sovrappeso e obesità sono riconosciuti come fattori associati a un aumento del rischio di numerose neoplasie. Anche il CREA, nelle indicazioni per una sana alimentazione, sottolinea il ruolo di un elevato consumo di alimenti vegetali nell’ambito della prevenzione delle principali malattie cronico-degenerative.

«Quando parliamo di tumori dobbiamo evitare messaggi semplicistici: nessun frutto e nessuna verdura sono uno scudo contro il cancro», chiarisce Feroli. «La prevenzione nasce dall’insieme degli stili di vita. Ma proprio per questo l’alimentazione conta: fibra, varietà degli alimenti vegetali, equilibrio della dieta e controllo del peso sono tasselli di una strategia che si costruisce giorno dopo giorno e nel corso degli anni».

ANZIANI E SOGGETTI FRAGILI: QUALITÀ PRIMA ANCORA CHE QUANTITÀ

Il dato del 9% di over 65 che raggiunge le cinque porzioni, rilevato da PASSI d’Argento, richiama l’attenzione anche sull’alimentazione nella terza età. Nello stesso biennio 2023-2024, la sorveglianza dell’ISS rileva che il 54% degli ultra 65enni è in eccesso ponderale.

Per anziani e persone fragili, tuttavia, le raccomandazioni generali devono confrontarsi con condizioni individuali: difficoltà di masticazione o deglutizione, scarso appetito, patologie croniche e terapie possono richiedere adattamenti e indicazioni personalizzate da parte dei professionisti sanitari. L’obiettivo non è semplicemente “mangiare meno”, ma garantire un’alimentazione nutrizionalmente adeguata e compatibile con lo stato di salute.

STAGIONALITÀ E VARIETÀ: CAMBIARE COLORI DURANTE L’ANNO

La stagionalità può rappresentare uno strumento semplice per aumentare la varietà dell’alimentazione. Il CREA, nelle Linee guida per una sana alimentazione, invita a variare frutta e verdura anche attraverso i differenti colori, ai quali corrispondono combinazioni diverse di micronutrienti e composti bioattivi.

Scegliere prodotti di stagione può favorire quindi la rotazione degli alimenti nel corso dell’anno, ma non deve trasformarsi in una regola rigida. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, che raccomanda agli adulti almeno 400 grammi al giorno di frutta e verdura, ricorda infatti che anche prodotti surgelati o conservati possono rappresentare valide alternative, purché non contengano quantità elevate di sale o zuccheri aggiunti.

«La stagionalità deve aiutarci a mangiare meglio, non complicarci la vita», conclude Roberto Feroli. «Ogni stagione ci offre colori, sapori e prodotti differenti e questa varietà è una ricchezza. Ma il messaggio fondamentale resta semplice: dobbiamo aumentare la presenza quotidiana di frutta e verdura, cominciando dai bambini e prestando particolare attenzione ad anziani e persone fragili. La prevenzione funziona davvero quando riesce a trasformarsi in un’abitudine».

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